L’Italia vola in alto

Un italiano sul gradino più alto del podio a San Remo. Un risultato eccezionale, un desiderio da realizzare, un sogno che grazie a Giuseppe Ferraro è diventato realtà. Dal carattere coriaceo, non si è arreso davanti a due operazioni chirurgiche al tendine d’Achille e alle antipatiche conseguenze, ci ha creduto e ha continuato ad allenarsi con impegno e fiducia. Quest’inverno, poi, prima in Argentina e poi in Toscana, con gli altri azzurri, ha lavorato molto sulla bici. Per essere al meglio e ottenere quanto più possibile.

Giuseppe Ferraro taglia il traguardo dell’ITU Triathlon Premium European Cup di San Remo, alza le braccia al cielo, incontra il dottor Sergio Migliorini e lo abbraccia. “Se ho vinto oggi è anche merito suo. A ottobre ho subito la seconda operazione al tendine d’Achille e ora sono qui… Mi sembra ancora un sogno. Il mio grazie va anche a Fabio Vedana, che mi ha seguito nella preparazione e negli allenamenti.” E’ commosso “Peppo”. “Nel nuoto sono riuscito a stare in scia al gruppo, il fatto di non dover indossare la muta mi ha sicuramente aiutato. Nel ciclismo non sono partito benissimo: nel primo giro ho sofferto moltissimo, poi tutto è andato normalizzandosi. Ho deciso di portarmi in testa al gruppo, stare in mezzo o nelle retrovie, date le discese, sarebbe stato pericoloso. In corsa ci ho provato. Non sapevo quanto potessi resistere e che cosa potessi dare. E’troppo bello.”

Come bella è stata tutta la gara, che di volta in volta ci ha regalato un protagonista.

I 1.500 metri di nuoto ci fanno capire che sarà una gara tirata, la zona cambio infatti si rimpie improvvisamente di una settantina di atleti. A guidare la truppa ci sono Krell, Molnar, Ceccarelli, Risti, Sudrie, Casadei e Ciavattella, ma i distacchi sono centesimali tanto che all’uscita di T1 sembra di essere al casello autostradale al rientro dalle ferie.

Il ciclismo ci dona un protagonista già alla prima (affronteranno il circuito ciclistico tre volte) discesa dal Poggio, quando il francese Sylvain Sudrie sferra un attacco. Deciso. Si allontana dal gruppo: alla fine del primo giro ha guadagnato 30 secondi sul gruppone; alla seconda salita del Poggio è a 35″; al termine della seconda tornata è a 50″. Sembra un rullo compressore. E intanto dietro, nel gruppo, nessuno decide di prendere l’iniziativa. Il transalpino continua la sua scalata: negli ultimi 12 km pedala a 35 km/h, spinge sui pedali, non sembra risentire della stanchezza. Arriva a infliggere un gap di 57″ al gruppo, che però proprio nell’ultimo giro decide di rifarsi sotto, tentando di ridurre il più possibile lo svantaggio. Così in T2 Sudrie cambia per primo, ma non fa tempo a mettere piede sul percorso ciclistico che tutti sono già entrati in zona cambio.

I 10 km finali sono emozionanti. Soprattutto per i colori azzurri. Il battistrada, alla fine dei primi 3 km, è risucchiato da Ferraro, Hauss ed Elvery. E da lì l’azzurro inizia a crederci e a spingere sulle gambe. E’ primo alla fine del secondo e del terzo giro, il distacco dai diretti inseguitori cresce… Fa segnare il miglior parziale (32’04”) confermandosi un (ritrovato) ottimo corridore e si presenta sul rettilineo finale da solo con le braccia alzate. Per una vittoria che vale oro!

CLASSIFICA
1. Giuseppe Ferraro (Italia) 1:58’51” (15’50”-1:10’13”-32’04”)
2. James Elvery (Nuova Zelanda) 1:59’58” (15’44”-1:10’14”-33’19”)
3. David Hauss (Francia) 2:00’06” (15’35”-1:10’28”-33’22”)

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